L’Arte del fare

Ho visto la mostra di Andrea Pazienza a L’Aquila in questi giorni.
È stata un’esperienza che mi ha riportata a terra, mi ha rimessa in asse.

L’opera mostrava le sue sperimentazioni dalla prima infanzia, fino a quando poi era entrato nei collettivi artistici a Bologna.
Guardando il suo lavoro, quello che colpisce non è solo il talento, che è evidente, ma la continuità ostinata con cui ha attraversato tutta la sua vita creativa: studio, pratica, sperimentazione, collaborazione, libertà di pensiero.

Sempre dentro il fare. Sempre dentro l’opera, con leggerezza e gioco.

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C’è una frase di un suo tema di quinta elementare che mi ha profondamente commossa.
Scriveva:
“Papà, no la bicicletta no! Mamma… vorrei una bella scatola di colori a olio. Sì! I colori a olio, così sarò un Michelangelo dell’era moderna. Che bel regalo! Pensa papà che forse, per quei colori, mi faranno un monumento alto come un palazzo di sei piani.
E quei colori andranno in un museo. Quante cose vorrei fare con quei colori!”



​In questo tema vedo una forte fedeltà alla sua passione, un’urgenza istintiva che chiedeva spazio e tempo.
​Vedere oggi quei lavori dentro un museo fa effetto.

Se sei residente a L’Aquila la mostra al MAXXI è gratuita ed è visitabile fino al 6 Aprile.
Poi si sposterà a Roma ma con un allestimento differente.


Non sarà la paura della folllia a costringerci a tenere a mezz’asta la bandiera dell’immaginazione

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Ieri, dopo aver visto un suo film, ho letto la biografia di Bud Spencer.
Basta leggere poche righe che ti gira la testa per quante cose ha fatto negli anni.
Ha attraversato molte vite. Cambiando direzione quando serviva.
Era un nuotatore con primati mondiali, ha lavorato vari anni in Sud America sulla costruzione di strade, poi è stato attore, produttore di documentari, pilota di aerei…
oltre a tutto il resto, ha composto anche canzoni.

Fare era per lui una necessità vitale.
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In un periodo in cui mi accorgo di quanto sia facile restare a parlare, spiegare, raccontare processi…
mi ha fatto bene incontrare vite così dedite al fare.
C’è stato un riallineamento silenzioso.
Sto lavorando proprio lì: nel restare in asse, nel fare musica e studiare – testa bassa e silenzio.

Negli ultimi giorni ho registrato alcune improvvisazioni in live looping.
Sono materiale di lavoro per il mio album, fanno parte del percorso di questo periodo.

Se ti va di ascoltare, le trovi qui:
– Improvvisazione I (più melodica ed etnica, ho giocato sulla scala minore armonica)
https://youtu.be/d2gRlS8a6Yc

– Improvvisazione II (più ambient e sospesa)
https://www.youtube.com/watch?v=tuIwW-AAGaY

A un certo punto le parole diventano superflue.
E restano solo la musica, e il lavoro da fare.

A presto,
Elaisa

P.S. In questi giorni sto praticando anche un ascolto più lento e profondo: album interi, uno dopo l’altro. Magari ne parliamo nel prossimo post.

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