Oggi voglio intavolare un confronto con voi su un tema che divide: musica e intelligenza artificiale. Ci sono tantissime opinioni contrastanti, e la domanda che mi pongo è questa: dobbiamo preoccuparci dell’avvento di SUNO e dell’IA nella musica? Può essere una minaccia per noi, ora che creare nuova musica è diventato così facile?
Ho pubblicato un video youtube in cui parlo di questa tematica.
Se preferisci leggere, continua qui sotto nel post: ho riportato le mie riflessioni in versione testuale.
Parto dalla mia esperienza, da ciò che ho ascoltato finora: le canzoni generate da SUNO, a me, non dicono niente.
Ne ho sentite diverse, da demo arricchite con SUNO, a canzoni generate da zero.
Di recente ho partecipato a un concorso per cantautrici, dove una delle partecipanti ha portato un brano elaborato con l’intelligenza artificiale. Aveva scritto il testo e in parte la melodia, poi ha lasciato che SUNO modificasse un po’ la melodia e creasse arrangiamento e produzione. Il risultato le ha permesso di arrivare al concorso, e su questo siamo d’accordo.
Ma il mio impatto emotivo con quel brano è stato nullo.
Mi ha trasmesso qualcosa? No. Mi ha emozionata? L’ho sentito con una profondità tale da dire “o mio Dio, questa cosa è spaventosa”? No.
La profondità umana che nessuna IA può avere
Naturalmente dipende da cosa ognuno cerca nella musica. Per me la musica è profondità, è connessione, è emozione. Nel momento in cui sento che un’intelligenza artificiale non mi dà quella gratificazione, quell’appagamento, non mi interessa.
Per questo la musica generata da SUNO non la vedo come una minaccia per la mia professione e per la mia attività di musicista.
Ho riflettuto sul fatto che la maggior parte degli artisti con cui sento una grande affinità, quelli che considero dei riferimenti, mi piacciono per la ricerca sonora e la competenza musicale, ma anche e soprattutto per la profondità umana che c’è dietro, per la loro visione del mondo. E questo un’intelligenza artificiale non potrà mai dartelo. Può scimmiottare la profondità, ma non ce l’avrà mai di suo.
Ti faccio qualche nome: Roberta Giallo, Cosmo, Rachel K Collier, Kimbra. Sono artisti che seguo, che mi emozionano, mi incuriosiscono, mi colpiscono e mi stupiscono ogni volta. Ma penso anche ad artisti che non ci sono più, come Battiato e Lucio Dalla. Ho comprato i libri che raccolgono le interviste rilasciate nell’arco della loro vita, perché sento che dietro la loro musica c’è un mondo interiore che sono curiosa di scoprire.
SUNO questo non potrà mai dartelo. Può imitare delle scelte estetiche, ma non la profondità che c’è dietro una persona.
Artisti creati con l’IA e il mio pubblico
Quando qualcuno mi parla di profili Instagram di artisti creati ad hoc con l’intelligenza artificiale, che nemmeno esistono, non ho interesse ad approfondire.
Penso anche che, se una persona viene colpita da queste cose, evidentemente non fa parte del mio pubblico: ha una sensibilità e un gusto molto diversi dai miei. Stiamo cercando due cose diverse dalla musica e dall’arte in generale.
Anche in questo caso, non vedo l’AI come una minaccia: siamo su due campi da gioco totalmente diversi.
Come uso davvero l’IA
Questo non significa che io la rifiuti a priori. Come cantautrice indipendente curo un po’ tutto: comunicazione, musica, composizione, produzione. E l’intelligenza artificiale la uso, ma per i compiti che trovo noiosi, ripetitivi o troppo lunghi da fare a mano.
Un esempio: scrivo io una newsletter e la traduco anche in inglese per chi mi segue in altre parti del mondo. La traduzione la faccio con l’IA, altrimenti ci metterei una vita a riscrivere tutto. Sono piccoli compiti che però ti permettono di espanderti, e su questo la ringrazio: mi permette di fare molte più cose, di avere più braccia pur restando una.
Perché non la uso per comporre e produrre
Faccio grande uso dell’intelligenza artificiale per ciò che mi serve, ma non per la musica, perché comporre e produrre sono attività che mi danno gioia e nutrimento.
Perché mai dovrei privarmi di un piacere della vita, e di un’attività che mi fa crescere? Questo privilegio non voglio darlo a SUNO: voglio tenermelo per me, e me lo tengo stretto.
Devo dire che SUNO non l’ho ancora esplorato a fondo. Una cosa però mi incuriosisce: la possibilità di generare suoni mirati. Immagino un mio brano in cui, al posto del sintetizzatore, sento degli archi. Vorrei capire se posso generare quegli archi, sulla melodia che scrivo io, e incorporarli nella produzione per arricchirla. Non dovrei prenotare uno studio di registrazione e far venire un musicista: un impegno sia economico sia di tempo che magari potrei semplificare.
Apriamo il dialogo
Su questo sono curiosa, e sono curiosa anche di sapere come usi tu l’intelligenza artificiale. Sei un artista? Sei un ascoltatore? Fammi sapere se, invece, sei attratto dalla musica generata dall’IA. Facciamo questo confronto, apriamo questo dialogo: scrivimi nei commenti.
Ti aspetto anche nella mia newsletter, dove condivido retroscena della mia vita creativa, le mie fonti di ispirazione, i libri che leggo e le esperienze che faccio.
A presto,
Elaisa
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