Domenica in treno, tornando a casa dopo essere stata all’Eufonica di Bologna, mi sono sorpresa a sentirmi felice in un modo strano.
Ero quasi sopraffatta.
Cosa stai per leggere:
✦ Un incontro che mi ha insegnato qualcosa
✦ Roberta Giallo e la sua unicità sovversiva
✦ 4 libri per alimentare l’ispirazione
✦ La recording session di Almost there
✦ Siamo davvero liberi come musicisti?
Tutto è cominciato con un incontro casuale.
Qualche tempo fa su Instagram avevo scambiato qualche messaggio con un cantautore che stimo. E poi, martedì della scorsa settimana, me lo ritrovo sotto casa. Per caso.
Ci siamo fermati a parlare, e da lì è nata una serata con il suo gruppo di amici. Un ambiente caldo, creativo, pieno di scambi di idee. Ad un certo punto siamo finiti a mangiare pasta alle 2 di notte a casa di uno di questi ragazzi, parlando di film, serie tv, musica, libri. Una sinergia bellissima.
Ripensandoci, mi viene in mente una cosa: quando ti muovi seguendo il tuo flusso, le cose belle sembrano quasi arrivare per magia.
Quella notte però ho anche capito una cosa su di me. C’era una vitalità in quel gruppo che mi affascinava. Energia, sregolatezza, una certa intensità nei ritmi. Ad un certo punto ho pensato: per fare rock ci vuole il fisico.
E ho realizzato che quei ritmi non li reggerei quotidianamente. Non è il modo in cui sono fatta.
Ho un modo totalmente diverso di vivere l’arte. E va benissimo così.
A questo proposito…
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Domenica ho avuto un incontro con Roberta Giallo a Bologna, per un workshop sull’ alchimia della canzone.
Se il gruppo di cui ti ho parlato prima rappresentava un certo modo di stare nella musica (istintivo, notturno, immerso nell’eccesso) Roberta è il suo opposto. Parlando, ha detto una cosa che mi ha colpita: “Sono un’artista atipica. Non fumo, non bevo, non mi sono mai drogata.”
Eppure ha costruito una carriera lunga, coerente, con una libertà artistica che si è guadagnata nel tempo. Anni di industria, contratti difficili, compromessi… e alla fine ha trovato un equilibrio tutto suo.
Anche il suo modo di comporre è molto fluido e personale. Senza strutture rigide. Un flusso di coscienza.
Vedendola comporre ho pensato: non c’è una via unica per fare musica. Non esiste il modello giusto.
Esiste quello che sei tu, e quanto riesci a costruirci sopra qualcosa di vero.
In treno pensavo a tutto questo.
E forse quella felicità non era solo entusiasmo per una bella settimana.
Era il senso di appartenere a qualcosa che per anni avevo solo visto da lontano. E di riuscire a starci dentro rimanendo me stessa.
Spunti per l’ispirazione
✦ LIBRI PER MENTI CREATIVE
Ieri su Instagram ho pubblicato un reel in cui parlo dei libri che sto leggendo in questo momento.
Il Profeta e Il Giardino del Profeta di Kahlil Gibran. lo leggo lentamente, come si ascolta la musica. È un mondo fatto di immagini naturali, di poesia che evoca. Lo leggo perché mi eleva.
Tecnica Mista su Tappeto. Un’intervista integrale a Battiato degli anni ’80. Leggere come parlava del suo processo creativo, del suo modo di vedere il mondo, è estremamente interessante e anche rassicurante. Mi ritrovo in molte cose che dice.
Come Vivere una Vita Creativa di Sefirot. questo è il più pratico dei quattro. Parla di lavoro interiore, di cosa significa sostenere una vita creativa nel tempo senza bruciarsi. Ci sono esercizi, spunti, domande scomode. Da usare quasi come un quaderno.
Storia di Abramo di Igor Sibaldi — sembra un libro religioso, non lo è. Sibaldi è uno studioso di lingue antiche e rilegge la Genesi interpretando l’ebraico sia in modo letterale che geroglifico. Quello che viene fuori è una storia di creatività, libertà, sperimentazione. Un’interpretazione che ti cambia il modo di leggere le cose.
L’ispirazione va coltivata e alimentata costantemente sotto tanti punti di vista.
Alternare libri così diversi, per me è uno dei modi.
Altre news
✦ VIDEO: RECORDING SESSION
Qui puoi guardare il video della sessione di incisione di “Almost there”, un brano uscito quasi due anni fa. Quell’energia in studio era troppo bella per non condividerla.. [→ Guardalo qui]
(Forse uscirà anche un video ufficiale con il footage di quella giornata. Chissà.)
✦ RIFLESSIONE: Siamo davvero liberi come musicisti?
Ho pubblicato una riflessione su YouTube: quanto siamo liberi, come artisti, e quanto invece dobbiamo uniformarci al mercato musicale? Ha fatto discutere. → Guarda il video qui
Per chi preferisce leggere, ecco una trascrizione:
In questo periodo mi sto facendo tantissime domande sul concetto di identità artistica e direzione artistica di un progetto musicale. E noto che c’è una grandissima pressione esterna nell’essere subito riconoscibile. Ti chiedono: a chi assomigli? C’è qualcuno all’estero che fa già qualcosa di simile? Puoi essere la versione italiana dell’artista X?
Tutte queste categorizzazioni mi rendono la vita estremamente difficile, perché io sono artisticamente una spugna. Tutta la mia vita, tutte le esperienze che ho fatto hanno contribuito a darmi materiale a cui attingere. Le mie influenze vanno dal soul e dal blues che ho ascoltato per tanti anni, alla psichedelia, alla musica ambient, all’elettronica. Come costruire un linguaggio personale che mette insieme tutto questo — anche con dell’avanguardia in mezzo — senza fare un mappazzone? Come rendere elementi così apparentemente diversi coerenti all’interno di uno stesso mondo?
Recentemente sento ovunque brani con riferimenti anni ’80. Ci sono anche progetti di artisti molto giovani con quelle sonorità. A me non piacciono. Capisco il trend, capisco che vanno di moda — ma non mi rappresentano, non sono sonorità che mi emozionano. Io sono molto più orientata a qualcosa di caldo. Ho più degli anni ’90 che degli anni ’80, perché sono cresciuta lì. Non è una scelta estetica — è una scelta sensoriale. Gli anni ’90 mi riportano a un mondo brillante, caldo, colorato, glitterato. Mi danno quella gioia e quel calore che avevo nell’infanzia.
E allora la domanda è: quanto un musicista, un cantautore, una cantautrice deve davvero adeguarsi al mercato? A ciò che va di moda, a ciò che i curatori di playlist cercano, a ciò che le case discografiche vogliono in questo momento? Quanto possiamo rimanere complessi? Quanto possiamo abbracciare la nostra complessità e presentarla così com’è? Non ho ancora una risposta.
Quello che so è che l’arte, per me, non ha senso se non c’è uno scavo interno — un’esplorazione emotiva profonda. Ogni brano che scrivo è l’espressione di una tensione che ho in un certo momento e che ha bisogno di trovare una forma. È questo il motivo per cui faccio musica. E nel momento in cui la mia spinta artistica nasce da un’urgenza interiore, come faccio a sapere in anticipo dove finirò? Come faccio a sapere qual è il mio riferimento stilistico se non so ancora in che universo emotivo quello scavare mi porterà?
Un conto è trovare una chiave di lettura che aiuti le persone ad entrare nel mio mondo artistico — quello sì. Ma snaturarsi, incasellare a forza solo perché “altrimenti è troppo”, non è la mia visione artistica.
Tradirei il motivo per cui faccio musica. E con quel motivo, verrebbe meno anche la voglia di continuare.
E tu, come coltivi la tua mente creativa?
Fammelo sapere con un commento se ne hai voglia.
Un abbraccio,
Elaisa
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