Le ultime settimane sono state una corsa contro il tempo per l’uscita del singolo.
Il 28 Agosto è uscito il brano “Nella spiaggia deserta”, e poi ho lavorato per finire il video musicale, che finalmente è disponibile su YouTube!
🎬 Qui il video musicale di “Nella spiaggia deserta”:
Per chi ha voglia di entrare più a fondo nel progetto, in questi giorni ho fatto delle interviste in cui racconto qualcosa in più del modo in cui compongo e di quello che sto esplorando:
→ L’intervista per “La musica che gira intorno” (la riporto per intero qui sotto al post)
https://fcalcagnile.blogspot.com/2026/09/intervista-elasia-mancini-quando-la.html
→ La videointervista per Frank Past
https://www.instagram.com/p/Dc5mXQuIUKv/
→ L’intervista telefonica con “Radio città aperta”
https://www.radiocittaperta.it/podcast/05-09-2026-drive-in-saturday-con-alessandro-sgritta/
Ora mi aspetta un viaggio a Malaga.
Spero di riuscire a perdermi un po’ per le strade, ascoltare tanta musica e, soprattutto, sentire qualche bella vibe flamenca. 💃🏻
Al mio ritorno, da fine settembre, riprenderò anche con le lezioni private di canto, composizione e produzione.
Se vi interessa lavorare insieme su una di queste cose, potete scrivermi direttamente rispondendo a questa email e vi mando tutte le informazioni.
A presto,
Elaisa
Intervista per “La musica che gira intorno”:
Elaisa, benvenuta su La Musica che gira intorno…
Grazie per l’invito, è un vero piacere!
“Nella spiaggia deserta” nasce da un esercizio di respirazione e da un’immagine molto potente. Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che quella sensazione poteva trasformarsi in una canzone?
Appena terminato l’esercizio di respirazione ho preso un quaderno perché ero molto ispirata e la canzone è venuta fuori di getto: sono arrivati insieme il testo e la melodia. Successivamente ho iniziato a rifinirla e a lavorarci sopra, ma la struttura di base del brano è nata proprio in quel momento.
Il brano parla della chiusura di qualcosa che non fa più bene e della riconquista di una vitalità assopita. Quanto c’è di autobiografico in questa rinascita e quanto invece appartiene a un sentimento universale?
C’è una componente autobiografica molto forte. Ho scelto di far uscire proprio adesso questo brano perché rappresenta il momento che sto vivendo.
Allo stesso tempo, penso che sia un sentimento universale.
A volte ci portiamo addosso dei pesi di cui diventiamo consapevoli solo quando riusciamo a staccarci per un attimo: magari cambiando ambiente, partendo per un viaggio, allontanandoci dalla quotidianità. Ed è in quella distanza che scopriamo quanto la nostra energia fosse assopita, o forse oppressa, e quanto avesse bisogno di leggerezza per tornare a fluire.
Per la prima volta firmi anche la produzione musicale. Cosa ha significato per te assumere il controllo dell’intero processo creativo, dal testo all’arrangiamento, fino al sound design?
Comporre, arrangiare e produrre mi dà molta libertà. Sono particolarmente felice di poter sperimentare con le atmosfere, con la sovrapposizione degli strati e con tutti quei dettagli che permettono di costruire un mondo intorno alla canzone.
Per me è come cucire un vestito su misura attorno a un’idea che nasce già con una certa energia. Sento di scolpire qualcosa che esiste sotto la superficie, cercando di capire come rivelarlo e valorizzarlo al meglio.
Ho capito col tempo quanto sia importante per me pubblicare brani che rappresentino il più possibile il mio gusto e la mia sensibilità.
Nel brano il respiro sembra diventare un vero e proprio elemento musicale. Come hai lavorato per trasformare un gesto così naturale e intimo in materia sonora?
Ho cercato di tradurre musicalmente quella sensazione di rilassamento, espansione ed apertura che avevo sperimentato durante l’esercizio. Ho lavorato molto sugli spazi, sulle atmosfere e sulla dinamica degli elementi, lasciando che la musica avesse dei momenti in cui potesse quasi prendere fiato.
La tua musica mette in dialogo cantautorato elettronico, ambient e melodic house. Come nasce il tuo personale equilibrio tra componente emotiva e ricerca sonora?
Ascolto generi musicali molto diversi tra loro e accolgo gli stimoli che arrivano sia dagli ascolti, sia dalla vita quotidiana.
Poi, lascio che la composizione rimanga un gesto spontaneo.
Quando arriva il momento di produrre, è il mondo emotivo del brano a suggerirmi quale direzione musicale prendere: quali suoni scegliere, quanto spazio lasciare, quanto far emergere il ritmo piuttosto che l’atmosfera.
In questo senso, la ricerca sonora per me non è separata dall’emozione: è un modo per darle una forma e renderla percepibile anche attraverso il suono.
Field recording, synth ariosi, bassi profondi e dettagli organici costruiscono uno spazio quasi fisico. Quali suoni della realtà hai scelto di portare dentro “Nella spiaggia deserta” e perché?
Nel brano ho inserito il rumore reale delle onde del mare, che era il suono più immediatamente legato all’immagine della spiaggia. Ho utilizzato anche il suono metallico di un acchiappasogni mosso dal vento: mi piaceva l’idea di non registrare il vento in maniera esplicita, ma di farlo percepire attraverso qualcosa che viene messo in movimento da esso.
Sono suoni molto semplici, ma per me hanno una forte capacità evocativa. Mi interessava che contribuissero a rendere la spiaggia non soltanto un’immagine raccontata dalle parole, ma un luogo in cui immergersi durante l’ascolto.
Hai definito la voce inizialmente confidenziale e poi sempre più espansa, fino a diventare quasi un paesaggio. Che rapporto hai oggi con la tua voce rispetto agli inizi del tuo percorso?
La voce è sempre stata per me un elemento di grande vulnerabilità e, allo stesso tempo, un veicolo di espressione vera e libera. All’inizio del mio percorso era quasi l’unico spazio della mia vita in cui sentivo di poter esprimere pienamente una parte di me.
Con il tempo ho acquisito maggiore consapevolezza, mentre è diminuito il giudizio che avevo nei confronti della mia voce e di me stessa.
Oggi continuo a lavorare sulla tecnica, ma lo faccio soprattutto per conquistare una libertà espressiva ed emotiva sempre maggiore. Non sono mai stata interessata al virtuosismo o alla precisione fine a sé stessa.
Quello che cerco nella voce è soprattutto il calore, la presenza e una forma di verità intima: voglio che possa essere uno spazio in cui esprimere ciò che sento nel modo più autentico possibile.
Il tuo percorso ti ha portata dall’entroterra abruzzese a vivere e studiare in diversi Paesi, fino a Roma e alla residenza presso gli Ableton Studios di Berlino. Quanto hanno influenzato questi luoghi la tua identità artistica?
Il mio modo di fare musica è il risultato di questa stratificazione di esperienze.
Tendo ad innamorarmi della diversità, della varietà, degli elementi sensoriali e culturali che incontro e finisco per farli miei, per poi mescolarli e unirli in modi imprevedibili.
Ogni luogo in cui ho vissuto ha contribuito a costruire la mia visione artistica.
Nel 2025 hai vissuto esperienze importanti, dalla performance in Piazza San Pietro con Pharrell Williams e John Legend alla collaborazione live a Bristol con Rachel K Collier. C’è un momento di questi incontri che senti abbia cambiato il tuo modo di concepire la musica?
Cantare come corista per John Legend è stata un’emozione incredibile. Lo stimo moltissimo come artista e trovarmi sul suo stesso palco, davanti a migliaia di persone, è stato un brivido, un traguardo.
Lungo il percorso artistico capita di avere la sensazione di non arrivare mai dove si vorrebbe essere, e invece in quel momento… ero proprio lì.
Mi ha fatto vedere concretamente quanto lontano possa portarmi la musica quando continuo a investire in ciò che amo.
“Nella spiaggia deserta” sembra rappresentare non solo un nuovo singolo, ma una nuova fase della tua identità di artista e producer. Dove senti che ti stia portando oggi questa ritrovata libertà creativa?
Mi sta portando a mettere insieme tutte le parti di me che finora avevo percepito come separate. Attualmente sto lavorando su diverse tracce: alcune più atmosferiche, altre più elettroniche, altre più avanguardistiche e sperimentali.
C’è una frase di Rumi che mi sento di citare: “Mentre inizi a camminare, la strada appare”.
Oggi sto facendo un po’ questo: cammino, sperimento e lascio che siano i brani, uno dopo l’altro, a chiarirmi la direzione.
Grazie per questa piacevolissima chiacchierata e buona musica sempre!
Grazie davvero!
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